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La salute dentro le parole

L’Uomo ha bisogno di raccontare e raccontarsi. Un foglio di carta e una penna diventano ottimi interlocutori cui affidare i segreti più profondi e le emergenze del cuore.

La scrittura è un atto consolatorio dal riconosciuto influsso benefico, in grado di sostenerci in momenti particolari e delicati della vita. Ci aiuta a fronteggiare le difficoltà di gestire le emozioni e a liberare pensieri che inibiamo persino a noi stessi, con effetto terapeutico. Come ha sostenuto Isabel Allende, “la scrittura è una lunga introspezione, è un viaggio verso le caverne più oscure della coscienza, una lenta meditazione”. Gli eventi dolorosi sono immagazzinati nel nostro cervello e, finché non sono elaborati, mantengono le caratteristiche cognitive ed emotive traumatiche del momento in cui sono accaduti. Un primo passo che dobbiamo assolutamente compiere è allora accettare noi stessi, amarci e ritrovare la capacità di ascoltarci. Nell’atto di scrivere apriamo un nuovo modo di intendere noi stessi e le relazioni in cui ci troviamo o perfino la realtà da affrontare. In questa prospettiva, la scrittura è un atto che facciamo essenzialmente per poterci leggere attraverso la narrazione che non inventa, non simula, ma, al contrario, svela, apre e, soprattutto, cura, aiutandoci a riscoprire risorse nascoste e facilitando una crescita interiore.

Le parole sono veri e propri “abiti” con cui vestiamo i nostri dialoghi interiori, così, come sarti, possiamo cucire toppe al nostro caos profondo, per aiutarci a fare chiarezza e ritrovare un nuovo orientamento.

James W. Pennebacker, professore di psicologia sociale all’Università di Austin, Texas ha rilevato come l’inibizione di contenuti, pensieri, emozioni abbia un effetto gradualmente nocivo sull’equilibrio psico-fisico, producendo alcuni cambiamenti biologici a breve termine e influendo sulla salute a lungo termine, agendo, in quest’ultimo caso, da stressor cumulativo. Così, ha dimostrato, nel 1983 con un esperimento su un campione di studenti monitorati nel tempo, quanto sia utile aprirsi, ma soprattutto scrivere dei propri sentimenti, traendone effetti positivi non soltanto sul proprio benessere psicologico, ma anche sulla salute fisica.

Cosa scrivere
L’argomento della scrittura non ha in sé un tema specifico. Qualunque esso sia, è essenziale esplorare l’esperienza oggettiva, ovvero ciò che accade o è accaduto, sia i sentimenti correlati. L’importante è trovare un momento per sé, in cui lasciarsi andare e scrivere delle proprie emozioni più profonde, cosa proviamo e perché. Abbandonarsi alla scrittura significa non riflettere sullo stile, ma affidarsi al fiume in piena che emerge.

Dove e quando scrivere
Ogni volta che sentiamo di farlo, in uno spazio in cui non siamo disturbati. Ciò che rimane sono memorie che preferibilmente è meglio conservare per se stessi, come percorso evolutivo personale. Diversi gli stati d’animo che si possono sperimentare: in genere, le sensazioni attraversano stadi che, da una lieve tristezza passano alla percezione di un maggiore sollievo e benessere.

La scrittura non è la panacea dei nostri mali, ma ci aiuta a prenderne le distanze e a indossare un paio di lenti di ingrandimento da cui osservare in modo più critico e distaccato ciò che abita il nostro presente e che, spesso, è l’esito di scelte, vissuti, esperienze.


Box
Dalle Neuroscienze una conferma: una storia attiva parti del cervello coinvolte nell’attività del pensiero, del linguaggio e della memoria e altre che danno vita, tra chi  narra e chi ascolta, a un processo definito “neural coupling”, ovvero sincronizzazione dell’esperienza. Inoltre, il cervello rilascerebbe uno specifico neurotrasmettitore, la dopamina, nel momento in cui si sperimentano fatti di alto contenuto emotivo, come ascoltare o scrivere storie, fissandoli nella nostra memoria e facilitandone il ricordo.

Articolo pubblicato sul quotidiano L’Arena, il 17/19/2019. Per scaricarlo, clicca qui.

 

Maria Cristina Caccia
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