22
Dic

Riflessologia plantare: in forma grazie alla lettura del piede

“Stories the feet can tell through Reflexology”, questo il titolo del primo libro scritto sulla Riflessologia Plantare moderna, nel 1938, dalla fisioterapista Eunice Ingham, considerata la fondatrice della moderna disciplina.
La tecnica ha origini antichissime, addirittura alcuni bassorilievi testimoniano forme di terapia del piede, simili a quelle che oggi definiamo Riflessologia Plantare, risalenti a ben 5.000 anni fa, in Egitto, Cina e India. Questa pratica del benessere, che rientra nelle discipline bio-naturali, non è solo un massaggio, ma una tecnica manuale di stimolazione dei cosiddetti “punti riflessi”, che sono stati mappati nel tempo. Abbiamo diverse zone riflesse in tutto il corpo e da qui differenti tipi di riflessologia: plantare, palmare, facciale, auricolare.

Nella Riflessologia Plantare, i piedi vengono considerati specchi del corpo e la pressione viene esercitata sui punti riflessi che corrispondono a organi, ghiandole o apparati interni, con l’obiettivo di operare un riequilibrio dell’intero organismo.

«Con la Riflessologia Plantare, grazie al trattamento di punti specifici, si inviano degli stimoli, delle informazioni, a cui l’organismo reagisce in modo riflesso e automatico, attivando i processi di autoguarigione per riportare l’equilibrio energetico, laddove è venuto a mancare», dichiara Gessica Godi, Naturopata. «Inoltre, vengono liberati eventuali blocchi energetici e viene favorito il libero fluire dell’energia.

Questa tecnica permette di lavorare anche sulle emozioni represse, che, spesso, sono causa di blocchi energetici nei vari organi e apparati». Approfondendo, Gessica Godi ci sottolinea che: «La Riflessologia plantare è un prezioso strumento di prevenzione. Attraverso un’attenta osservazione di tutti i segni che il piede manifesta e un’accurata palpazione caratterizzata dal sentire, è possibile rilevare eventuali squilibri energetici di organi e apparati.

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, l’organismo deve continuamente mantenere il proprio equilibrio energetico, che è sempre dinamico, entro un certo range di oscillazione, oltre il quale si manifesteranno segni e sintomi di una malattia.

Sempre secondo la Medicina Tradizionale Cinese, lo stato di salute di una persona dipende dal libero fluire dell’energia nel corpo». Per concludere, si può dire che la Riflessologia Plantare lavora sul piano fisico, energetico, emozionale, mentale e spirituale, per favorire il ben-Essere della persona a 360 gradi. Abbiamo chiesto a Gessica Godi un po’ di dettagli per una seduta di Riflessologia Plantare. «Un trattamento ha una durata di circa un’ora e va ripetuto, adattandolo di volta in volta, in base all’evoluzione dello stato di salute della persona». E precisa: «Non si tratta di una pratica medica e non la sostituisce, ma può risultare una valida integrazione alla medicina convenzionale, per lavorare su più fronti e creare una sinergia che può dare risultati più veloci e duraturi nel tempo”.

Dovessimo riassumere brevemente i benefici effetti della Riflessologia Plantare, questo è quello che dovremmo tenere in considerazione:

  • è una tecnica naturale e non invasiva, utile per supportare l’organismo e favorire il benessere della persona, a tutte le età
  • può risultare un valido sollievo in caso di stress, rimuginio mentale, stati d’ansia, insonnia, tensioni nervose
  • ha riscontri molto efficaci con problematiche osteo-articolari, dolori muscolari, mal di testa, disturbi gastro-intestinali, asma, disturbi del ciclo mestruale, ritenzione idrica con gonfiori e pesantezza e molto altro.

Ora che sappiamo che il nostro corpo nasconde una mappa di se stesso in varie parti del corpo e, in particolare, sui nostri piedi, proviamo a prestargli maggiore attenzione e a non sfuggire alla responsabilità di prendercene cura, perché, alla fine, i segnali arrivano e non lasciano spazio a dubbi.

Tutto rimane scritto, anche se crediamo di dimenticare o di lasciare scorrere. Le emozioni non espresse oppure taluni squilibri possono evidenziarsi sul piede come lievi solchi, callosità oppure cambiamenti di colore della pelle o anche delle posizioni delle dita che poi l’operatore accorto e preparato riesce a individuare e a trattare.

A noi il compito di rimanere in ascolto di ciò che realmente si muove in noi. E se non ci riusciamo con la testa, allora possiamo sempre partire dai … piedi!

Articolo pubblicato sul quotidiano L’Arena, il 17/19/2019. Per scaricarlo, clicca qui