13
Ott

Storytelling: agitare con cura prima dell’uso

Le storie sono dentro di noi. Fanno parte della nostra vita individuale e collettiva, raccontano chi siamo nelle nostre relazioni e sul luogo di lavoro. Così rappresentano l’impresa, fin dalle sue origini, ne disegnano i percorsi, le svolte, le scelte come segni del tempo che hanno attraversato per diventare “grandi”
(MCC)

Storytelling è, letteralmente, “dire o raccontare storie”, storie che hanno un’anima vibrante, che non si appoggiano su strutture meramente razionali, ma si allargano nello spazio immaginativo che trova radici nella realtà. Concordo con alcuni colleghi quando rilevano la stucchevolezza di certi manuali che inquadrano procedure, cui preferisco racconti di narrazioni d’impresa che danno respiro e “mostrano” aspetti inaspettati. Per me l’Uomo, la Persona, l’Impresa sono al centro di una narrazione continua e costante, perché ogni cambiamento, ogni idea, ogni innovazione diventano traccia di un percorso “eroico” costellato di “passaggi segreti”, “soglie” da attraversare, “nemici” da cui rifuggire, “ostacoli” da superare, insomma di tutto e di più per un bene finale che trasforma, plasma, rimodella.

Storytelling è un concetto che va preso con molta cura, narrato errando tra i meandri di una mente osservatrice che depone le armi della Ragione a ogni costo e si arrende alla forza dell’immaginazione e della creatività. Senza finzione.

E qui la Visione si allarga ed emergono le narrazioni, di un servizio, di un prodotto, di un’azienda e di quella scintilla da cui tutto ha avuto origine. Il modello narrativo sfila sulla passerella di fronte a molte tecniche in prima fila efficienti, ma, forse, un po’ spente e prive di quel fascino che solo un cantastorie è in grado di far brillare.

Mi piace l’idea di portare in azienda, in uno studio, in un team la bellezza della narrazione come tela su cui ricamare progetti per ritrovare un senso di identità che non sia unico, ma a doppia circolazione, tra chi ha qualcosa finalmente da dire e chi resta, fermo, ad ascoltare. Le parole veicolano emozioni, immagini, simboli, universi da esplorare.

James Hillman ha chiarito la natura della mente umana, sostenendo che non sia fondata sulle microstrutture del cervello o sul linguaggio, bensì sull’insieme delle storie supreme che costituiscono i modelli dell’agire umano: i miti.

Definiti come schemi esemplari che permettono di leggere e interpretare la vita di tutti i giorni; gli antichi vi facevano ricorso, per illustrare dinamiche dell’animo umano che altrimenti non sarebbero state facilmente comprese.

E l’azienda vive un Viaggio dell’Eroe, con nemici e alleati, con mentori e ostacoli, affrontando sfide e cambiamenti, adeguandosi alle mutate condizioni per ritrovare l’identità, nucleo fermo attorno al quale si sviluppano capitoli, titoli e sottotitoli. Diversi i generi letterari per ogni realtà, ma tutti concorrono a definire uno o più protagonisti, una o più voci, ma un’unica memoria, il filo conduttore di una narrazione che emerge quando si osserva tutto da vicino e lo si sfoglia, pagina dopo pagina, ufficio dopo ufficio, esperienza dopo esperienza, anno dopo anno.