25
Set

Al riparo del grande guardiano, ritrova il tuo Centro

Attendere in auto che il semaforo passi dal rosso, al giallo e poi, finalmente, al verde può essere noioso, come negarlo. Se riusciamo a trasformare questo momento in un’occasione per osservare meglio ciò che è intorno a noi, la prospettiva cambia. Mi è capitato stamattina. Ferma, aspettavo. Una fila di auto davanti a me. Clima tipicamente autunnale, nonostante la data sul calendario indichi che siamo quasi a giugno. L’umore si predispone. Non ne puoi più di marmitte, umidità, pioggerella incerta. Insomma, aneli al sole e a una nuova energia.

A un certo punto mi sono soffermata a guardare le piante, sul mio lato sinistro, rigogliose all’interno di un giardino antistante una villetta color ocra. E il primo pensiero è stato, ‘Guarda, un albero. Rimane lì, accetta l’insistenza del maltempo senza lamentarsi. Accoglie ciò che c’è. Allo stesso tempo, rimane radicato, fermo, sicuro. I rami sono scossi dal vento, anche se non impetuoso, ma costante, fedele compare dell’uggiosa giornata che si appresta a rimanere nebulosa. I rami. Sono scossi dal vento. E le radici, statiche’.

Metafora: quante volte riusciamo a farci attraversare dalle inquietudini, i colpi di vento forte, rimanendo ancorati sulle nostre fondamenta, i nostri valori, il nostro Sé? Quante volte siamo come l’albero, fermi, senza protestare? Difficile, vero? Le radici dell’albero sono il nostro mondo interiore, profondo, radicato; il tronco è il nostro Io, mentre i rami e le foglie rappresentano i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre alternanze, i top e i down che viviamo ogni giorno, i desideri, tutto quanto si trovi in balìa delle correnti esterne …

Se riusciamo a recuperare la stabilità dell’albero che è testimone di resilienza, possiamo contare su una maggiore fiducia in noi stessi, una solidità che ci permette di affrontare le tempeste con sicurezza, non è detto senza paura, ma almeno con la convinzione di avere radici da cui ripartire. Guardare alla soluzione, non al problema altrimenti diventeremo parte del problema e le folate di vento sembreranno più violente e ci faranno rinunciare, mollare, arretrare.

Quindi condivido con te, lettore, navigante del web, questo messaggio: prova a radicarti (tecnica del grounding), quando senti che è arrivata la tempesta emotiva. Fai un bel respiro. Divarica un po’ le gambe, stando ben eretto in piedi: dondola leggermente le ginocchia e lascia andare le mani, chiudendo gli occhi. Se non riesci a occhi chiusi, tienili pure aperti o socchiusi. Prenditi 10-15 minuti in un luogo tranquillo. Dondola piano e immagina di essere un albero lievemente accarezzato dal vento. Respira trovando un ritmo che ti calmi, mentre senti il corpo che si lascia andare al dondolio e alleggerisce i pesi che si sono accumulati. Il vento, del resto, spazza via … Il respiro pulisce le contratture emotive che ristagnano nel tuo ventre, dove ha sede il chakra energetico del tuo Io più profondo, il plesso solare.

Quando vuoi, ti suggerisco di prendere carta e penna e scrivere a te stesso come se fossi un albero. Scegli il tipo di albero, guarda online, sfoglia qualche rivista scientifica. Sceglilo e ogni volta in cui ti troverai in difficoltà, visualizzati lì sotto, al riparo del grande guardiano.