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“Alè”, il marchio italiano che ha colorato i sogni dei ciclisti

Quando la sfida si fa vera e chiede tempi brevi, si muovono energie creatrici che stimolano la creatività e realizzano grandi sogni. In sintesi, è quanto testimonia Alessia Piccolo, Amministratore Delegato di A.P.G. Srl, azienda madre del marchio Alè, brand blasonato del mondo del ciclismo, dai colori fluo che ne differenziano la linea, lo stile e il carattere, grintoso e con una … marcia in più. Il suo modo di essere è schivo, ma determinato. Entro nel suo studio e mi sento come in famiglia. Lei, che dopo 38 anni di lavoro in azienda, dalla produzione si è ritrovata con una responsabilità di tutto rispetto, quel ruolo tipicamente maschile indossato in modo casual e con una mentalità sportiva che pone, al centro di ogni esperienza professionale, la Persona e la capacità di coordinare un team di collaboratori affiatati e appassionati.

Come è nato il marchio Alè e a cosa si ispira?
Il marchio nasce cinque anni fa. Vicissitudini interne all’azienda A.P.G., di cui facciamo parte, da trent’anni specializzata in abbigliamento sportivo, in particolare per ciclisti, ci hanno posti nella condizione di investire su un nuovo progetto. E così è nato il marchio Alè. Molti mi hanno chiesto se è il diminutivo del mio nome, Alessia. In realtà, si tratta dell’incitazione che i ciclisti rivolgono gli uni agli altri in gara, per motivarsi a non mollare, soprattutto in prossimità di momenti critici. L’esigenza è stata proprio quella di creare un marchio ex novo: ci siamo guardati in faccia e abbiamo costituito un pool di persone, tra tecnici ed esperti, che ha iniziato a studiare cosa potesse essere interessante per il mercato. Abbiamo pensato a un prodotto giovane, a un nome breve e facile da ricordare e al colore, stanchi di vedere ciclisti “scuri” lungo le piste. Così il giallo fluo è stato premiato dai ciclisti e dalle cicliste che hanno apprezzato il tocco cromatico energetico, visibile e nuovo nel genere. Abbiamo investito in politiche di marketing di prodotto, forti dell’esperienza trentennale in produzione e innovazione.

Qual è stata la leva che ti ha ispirata nella creazione del marchio Alè?

Il mio sogno era proprio dare colore e visibilità ai ciclisti, innovazione sul colore e questo è piaciuto.  Tantissime soddisfazioni le ho ricevute dalle donne, che si complimentano per le grafiche… Mi ispiro alle tendenze moda, soprattutto ai colorati Cavalli o Dolce&Gabbana. Abbiamo fatto degli studi di vestibilità per testare il comfort della donna in bicicletta e valorizzare la sua femminilità. Grazie al contributo di modellisti e stilisti, eseguiamo costantemente delle prove di resistenza e adattabilità dei tessuti, prima di lanciare qualsiasi nuovo prodotto sul mercato.

Come spieghi il successo in così poco tempo?
Il successo è derivato da un binomio tra passione e anche un pizzico di fortuna. Non è facile, in meno di cinque anni, riuscire a proporsi sul mercato e avere successo. Molto ci ha aiutato il passaparola, la forma di marketing più antica del mondo, ma, nel nostro caso, la più efficace. Il marchio Alè è conosciuto soprattutto tra le squadre di ciclismo amatoriale, che valutano positivamente il buon equilibrio tra prezzo e qualità e il fatto che vi sia un’azienda strutturata alle spalle, in grado di curare il servizio al cliente. Alé crede nell’audacia e nel coraggio e nel suo stile emerge subito il suo carattere forte. L’obiettivo è soddisfare le diverse esigenze di chi ama il ciclismo, in modo trasparente e sempre nuovo.

Quali sono le caratteristiche del marchio Alè?
Alè produce abbigliamento da ciclismo per l’uomo e per la donna, per ogni stagione e soprattutto per il ciclismo su strada.

I prodotti Alé incarnano l’artigianalità, la costante innovazione nei disegni, nei materiali e nelle tecnologie per assicurare funzionalità, comfort e la miglior performance. Il marchio è sinonimo di colori vivaci e grafiche audaci, permettendo al ciclista di esprimersi al meglio e distinguersi dalla massa.

Alé produce anche abbigliamento personalizzato, una scelta vincente per le squadre e le società che vogliono differenziarsi e portare la loro personalità nel proprio abbigliamento. Le varie linee includono: Klimatik (collezione tecnica antipioggia), PR-R e PR-S (collezioni personalizzate sviluppate in collaborazione con i professionisti).

E all’estero?
L’italianità è sempre molto ricercata, così come l’attenzione alla qualità. Siamo presenti in Europa, ora il nostro obiettivo è rappresentato dai Paesi asiatici che stanno avendo un enorme sviluppo, come, due tra tutti, ad esempio, Singapore e Corea.

Sei una sportiva e assidua ciclista, qual è l’aspetto che più ritieni sia aggregativo nel ciclismo?
Gli amatori si incontrano alle gare, creano spirito di gruppo e affiatamento, perché sono guidati dalla passione e noi siamo sempre al loro fianco. Ho già partecipato a quasi tutte le gare di Granfondo, conosco tanti ciclisti e so per certo che ciò che più rende uniti è la sensazione di essere parte di una famiglia. Il ciclismo dà un senso di appartenenza. La maggior parte dei ciclisti si muove sempre in gruppo. Io stessa, ciclista non-stop, faccio parte di un gruppo e, insieme, scegliamo le tappe, gli orari, il luogo di incontro e poi partiamo. Ognuno segue il proprio ritmo e poi ci ritroviamo tutti assieme. Quando non esco con la bici, sento che mi manca qualcosa …

Come nasce la tua avventura in A.P.G.?
Circa trentatré anni fa. Fui una delle primissime assunte. Mi occupavo di un po’ di tutto, dalla fatturazione, alle spedizioni. Per anni la crescita è stata lenta, poi il trend aziendale ha avuto un’evoluzione importante, fino a fatturare 20 milioni di euro. L’excursus professionale mi ha portata, oggi, a ricoprire il ruolo di Amministratore Delegato. Non era quello che sognavo di fare. Da ragazza avrei voluto fare la dottoressa e mai avrei immaginato di assumere un ruolo così importante.

Ciò che mi dà maggiore soddisfazione è veder crescere un’azienda grazie all’impegno e alla collaborazione di tutti.

La risorsa umana?
Coordino circa cento collaboratori in azienda, tra produzione e uffici, e trentacinque persone in un altro laboratorio in Bosnia e ora stiamo creando un Ufficio Comunicazione interno. ll gruppo è unito e motivato, si sente parte di ogni progetto condiviso. Molti colleghi sono in azienda da trent’anni come me, consapevoli che, dietro al successo, c’è l’apporto indispensabile di ognuno.

Avere una Visione è importante?
Lo è. Non bisogna mai fermarsi e guardare lontano, oltre i nostri limiti, trovando soluzioni migliori, anche se, oggigiorno, credo sia più difficile rispetto a una volta, in una realtà così complessa e in repentino cambiamento. La lungimiranza, in ogni caso, premia.

Da sportiva, conoscerai anche il rapporto tra vittorie e sconfitte, come le vedi all’interno di un’impresa?
Le sconfitte non mi piacciono, ma certo sono ottime maestre da cui apprendere per migliorarsi e risolvere le difficoltà. Diciamo che sviluppare una propria resilienza è fondamentale, ma se non si cade è molto meglio. A volte, rialzarsi, può non essere così facile. In trent’anni di impresa, per fortuna, non ci è mai capitato di subire brusche cadute e siamo sempre rimasti in piedi con dignità. Posso affermare che, per ora, A.P.G. è un’isola felice, incrociamo le dita.

È difficile essere imprenditrice?
Per una donna sì. Non siamo riconosciute come i colleghi uomini, eppure abbiamo una marcia in più. Permangono stereotipi quando una donna arriva a ricoprire ruoli manageriali. La donna è sempre messa in secondo piano. Nel mondo sportivo, il ciclismo femminile è molto attivo, ma l’attenzione maggiore è rivolta al Giro d’Italia maschile. Appoggio una squadra femminile di ciclismo, oggi la più importante in Italia, ma non è stato facile: gli sponsor sono meno interessati e la visibilità mediatica è ridotta. E pensare che vinciamo sempre molte medaglie!

Se dovessi scrivere il libro dell’azienda, che titolo avrebbe?
Non penso a un titolo in particolare.

Alè vuole ridare al movimento ciclistico tutto, sia amatoriale che professionistico, quanto di grande riceve ogni giorno.

Maria Cristina Caccia
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