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Berti Macchine Agricole: dal «magnaerba» al digitale

Sessant’anni di storia, che, osservata più da vicino, si protende fino a sfiorare il centenario, che, nel 2020, segnerà un traguardo storico per Berti Macchine Agricole di Caldiero. L’8 maggio 2019 si è festeggiato il 60°anniversario del trasferimento dalla terra vicentina alla patria delle Terme di Giunone, mentre il numero a doppio zero sancisce l’evoluzione di un sapere di bottega che, nel tempo, è diventato cultura d’impresa.

La storia di Berti inizia nel 1920, da una piccola ditta di macchine agricole nel paese di Tavernelle, in provincia di Vicenza. “Il mio bisnonno, Venusto Berti, era un terziario, lavorava fondi altrui con mezzi propri.

La prima attrezzatura che lui realizzò in serie fu l’aratro, detto anche “el versor”, nel 1947, inizialmente a trazione animale, poi meccanica, cui seguì la produzione del torchio per la spremitura delle uve, ‘el torcio’”, racconta Filippo Berti, Responsabile Commerciale dell’azienda di famiglia. “Suo figlio Pierino Livio, mio nonno, ha portato avanti l’azienda di Venusto, apportando migliorie tecniche. Costui ebbe quattro figli, di cui, due rimasero a Vicenza, mentre, gli altri due, mio papà Mario e mio zio Giorgio, il fratello più giovane, con Pierino e mamma, nel 1959, si trasferirono a Caldiero. L’azienda di famiglia si stava ampliando”, prosegue Filippo. La meccanizzazione inizia ben presto a proporre innovazione, per l’epoca, sul mercato agricolo. “Nel 1961 fu realizzato il primo impolveratore Berti, per distribuire lo zolfo ai vigneti, la solfarina, cui venne aggiunta un’appendice per trasformarlo in spandiconcime, per consentire il doppio utilizzo in estate e in inverno.

Fu un’innovazione brevettata da mio nonno Livio”, ricorda Filippo. Mario e Giorgio affiancavano sempre più il padre nella gestione dell’azienda, tanto da prenderne completamente il controllo, dopo il decesso del padre Livio avvenuto nel 1983. “Dopo aver costituito insieme, nel 1965, la pala e la benna caricatrice per l’uva, nel 1972 introdussero nel mercato il prodotto che ha segnato la storia della nostra azienda, la trinciatrice, cosiddetta “magnaerba”, declinata in diverse tipologie a seconda dell’utilizzo”, sottolinea Filippo. “Negli anni Novanta la mia famiglia ha trasformato la propria produzione generica in una altamente specializzata, quella delle trinciatrici per la manutenzione e la bonifica professionale del verde agricolo, urbano e forestale. Poi si sono aggiunti altri macchinari, come quelli per escavatori da 15 fino a 300 quintali. Oggi, a catalogo, vantiamo una gamma prodotti con più di 500 modelli, con rivenditori non soltanto in Italia, ma in tutto il mondo”, precisa Filippo. E continua: “Nel 2000 l’azienda ha affrontato un primo cambiamento generazionale: i miei cugini hanno assunto incarichi esterni all’azienda di famiglia, quindi io e mia sorella ci siamo trovati ad acquistare il 50% delle quote. Abbiamo avuto la fortuna di avere un padre che ci ha dato fiducia, inserendoci in azienda e mettendoci davanti alle nostre responsabilità”. E poi i cambiamenti arrivano, il mercato si muove velocemente, la digitalizzazione e l’iperconnessione avanzano inesorabilmente.

“Nel 2014 avevamo esigenze di espanderci, così, dopo non poche difficoltà, abbiamo acquistato un’area di 20.000 metri quadrati. È sorto un capannone di 9.300 metri quadrati adibito alle fasi finali della produzione: ricevimento delle macchine, verniciatura, imballaggio e spedizione”, pone in risalto Filippo.

“Abbiamo industrializzato tutti i processi aderendo al protocollo 4.0, sfruttando i contributi a disposizione e la possibilità di ammortamento dei costi. Non è stato un passaggio semplice e un plauso va alla fiducia, alla pazienza e alla collaborazione di tutti, dai dipendenti, in primis, ai nostri clienti”. E aggiunge: “Oggi produciamo il 20% in più, con una potenzialità stimata attorno a un + 30-40%. Fino all’anno scorso avevamo una produzione settimanale di 110 macchine, oggi arriviamo a 140 pezzi. Vediamo già i risultati dell’innovazione applicata. E svela un nuovo investimento: “A Caldiero ci occupiamo dell’assemblaggio, del controllo qualità, del montaggio, del lavaggio, della verniciatura, finitura e della spedizione. Stiamo costruendo un ulteriore capannone di 1.400 metri quadrati per accentrare tutti i processi e contiamo di essere a regime entro il 2020. Siamo fieri dei nostri prodotti, realizzati con materie prime totalmente di origine italiana”.

La delocalizzazione? Filippo risponde così: “Ci ha interessati per un po’, poi, la tradizione famigliare e la fidelizzazione all’azienda sia dei nostri dipendenti sia dei clienti ci ha impedito di fare il passo che mio padre Mario, scomparso un paio d’anni fa, non avrebbe mai approvato”. La concorrenza? Ecco cosa ne pensa: “In Italia circa 200 aziende commercializzano prodotti simili ai nostri. Questo non ci spaventa. Già alla fine degli anni Ottanta mio padre ha definito l’orientamento dell’azienda che deve basare la propria reputazione sulla qualità e non sul prezzo. Come lui disse ‘Non eravamo sicuri di poter produrre macchine a un costo inferiore rispetto alla concorrenza, ma eravamo sicuri di poter produrre macchine migliori’. Questa linea guida è per noi imprescindibile e rappresenta la nostra filosofia. Le risposte positive dei clienti in Italia e all’estero ci danno conferme quotidianamente”.

Le risorse umane sono il cuore di ogni impresa e in Berti il turnover è impercettibile, con anzianità da record. “Abbiamo gioito quando due nostri dipendenti, nel 2018, sono andati in pensione dopo 43 anni di lavoro speso sempre e soltanto in Berti. Entrambi ci hanno raccontato dei volti stupiti dei funzionari dell’Inps, quando, scorgendo sul loro libretto un solo timbro, hanno pensato si trattasse di un errore, e invece… Questi aneddoti ci motivano a guardare avanti con fiducia e con i piedi per terra, come ci ha insegnato nostro padre”.

Maria Cristina Caccia

Scarica qui l’articolo integrale pubblicato sul quotidiano “L’Arena” il 23 giugno 2019 per la rubrica “Imprenditori&Manager.Storie e testimonianze di persone e aziende”