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Lug

Parco Giardino Sigurtà: sessanta ettari di verde, turismo e tempo per Sé

“E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene”.
(William Shakespeare)

La Natura è un immenso utero che ci accoglie. Te ne accorgi quando ti ritrovi a contatto con la maestosità di una Grande Quercia. In questo stato i pensieri fanno un passo indietro. È quanto accade all’interno di Parco Giardino Sigurtà, a Valeggio sul Mincio. Attraversarlo è come compiere un viaggio iniziatico, dove il simbolo ti rincorre attraverso le forme delle innumerevoli piante che incorniciano sessanta ettari di verde. Quattrocentomila visitatori, con un +30% registrato nel 2018. Magda Inga Sigurtà, proprietaria, assieme al fratello, ripercorre le origini e la vocazione di questo luogo, meta di turisti da ogni parte del mondo.

Quando tutto ebbe inizio …
Per conoscere l’antica storia del Parco Giardino Sigurtà dobbiamo fare un passo indietro nel tempo”, esordisce Magda Sigurtà. “Era il 14 maggio del 1407, quando, durante la dominazione veneziana di Valeggio sul Mincio, il patrizio Gerolamo Nicolò Contarini acquistò l’intera proprietà che al tempo era una fattoria o meglio, come ci raccontano antichi documenti, un “brolo cinto de mura”: terre coltivate con foraggi racchiuse all’interno di un’alta e sicura muraglia. Accanto al brolo, un piccolo e geometrico giardino, adiacente alla casa principale, era luogo dedicato all’ozio dei nobili”.
Il Parco passò di casato in casato. I figli del nobile Gerolamo Nicolò Contarini, nel 1436, vendettero la tenuta alla famiglia Guarienti che ne rimase proprietaria per ben 190 anni, mantenendone la struttura agricola. Il giardino, lentamente, iniziò a ingrandirsi. In un antico documento dell’epoca si legge che il brolo era attraversato da numerose strade panoramiche “per bellezza”. Fu la volta della stirpe Maffea che ne restò in possesso per ben 210 anni e che vi apportò significativi cambiamenti. Nel 1699 la richiesta di attingere acqua dal vicino fiume Mincio, quale diritto di irrigazione, permise, agli esordi dell’Ottocento, l’ampliamento del piccolo giardino preesistente, grazie all’opera del Marchese Antonio Maffei, uomo illuminato, amante dell’arte, del bello e dei giardini, che trasformò i ventidue ettari della proprietà in un giardino romantico all’inglese.

La primavera del 1941 segnò l’inizio della proprietà da parte della mia famiglia. Mio nonno, l’industriale farmaceutico, Giuseppe Carlo Sigurtà, si recò a Valeggio per acquistare un calesse. L’artigiano con cui scambiò due chiacchiere lo invitò a vedere il parco, divenuto una sorta di ingombrante monumento in vendita ormai da diversi anni deprivato delle sue memorie. Mio nonno, persona lungimirante e visionaria, se ne innamorò a prima vista e decise di acquistarlo da Maria Paulon, moglie di Cesare Sangiovanni, medico del luogo. Mio nonno Giuseppe, ricordando il periodo inflazionistico della Prima Guerra Mondiale, pensando che il Secondo Grande Conflitto avrebbe avuto una durata maggiore delle previsioni, annusò l’affare: se avessero bombardato Milano, avrebbe avuto terreni a disposizione da rivendere che sarebbero valsi più della carta moneta. In realtà l’amore per questo parco durò a lungo. Vendette la propria azienda e, negli ultimi anni della propria vita, si dedicò totalmente, assieme all’allora giovane figlio, che poi diventò mio padre, allo sviluppo di questo angolo di paradiso”.

Galeotta fu la multa
Dopo l’acquisto, ebbe inizio una grandiosa opera di riqualificazione del parco e, grazie a una multa di 15 lire, mio nonno Giuseppe scoprì di avere un antico diritto di prelevare acqua dal fiume Mincio, possibilità dimenticata dai predecessori. Con l’irrigazione prese avvio la trasformazione delle ormai aride colline moreniche della valle del Mincio, che tornarono ad accogliere la lussureggiante vegetazione e assunsero aspetti d’impareggiabile bellezza. Lentamente emersero anche la maestosità di alcune piante secolari e migliaia di preziosi bossi cresciuti nel sottobosco. Vennero ristrutturati anche l’Eremo, un tempietto gotico, il Castelletto e la Grotta Votiva, con lo scopo di mantenere quella traccia di giardino storico ottocentesco tanto amato e voluto dal Marchese Maffei, che trasformò i ventidue ettari di proprietà in un bellissimo giardino all’inglese, oggi ampliato a sessanta. Il parco non era visitabile, a eccezione di circostanze precise in occasione di conferenze e meeting. Premi Nobel come Fleming e Sabin ebbero modo di sostare e di ammirare gli anfratti del grande giardino naturale.

Nel 1978 inaugurammo l’apertura al pubblico: inizialmente, si poteva entrare soltanto in automobile, perché la natura di questo luogo non doveva essere turbata dalla presenza umana.

Da quando è possibile passeggiare nel parco?
Dopo quasi vent’anni, nel 2000, io, mio padre e mio fratello Giuseppe invertimmo la rotta, chiudendo l’accesso alle auto e autorizzando la visita a piedi oppure con trenini, golf car o bici. Percorsi strutturati per visitare il parco permettono di vivere all’aria aperta passeggiando e ritrovando benessere fisico e psicologico. I sentieri tracciati diventano un viaggio nella propria storia. Ognuno, poi, sceglie il proprio percorso sulla base di gusti e odori personali. Mio padre, da buon psichiatra, aveva studiato l’influenza del colore in tutte le sue forme e ne conosceva l’importanza nella cura delle malattie mentali: il parco è intervallato da colori di fiori, piante selvatiche, arbusti fioriti, erbe officinali, tutto è cromia e l’immersione in questa arena naturale. Molti visitatori sono invitati a fare delle passeggiate nel parco per rilassarsi e percepire la lentezza del tempo che qui non incede e non mette fretta.

La Persona è protagonista, assieme alle “voci” della Natura che qui si intrecciano tra canti di grilli e cinguettii, di un Viaggio quasi iniziatico …
Certamente. Il parco è diventato un luogo in cui le persone godono un senso di libertà immerse in uno spazio così ampio, che abbatte i confini di una quotidianità, vissuta in luoghi fisici e mentali più angusti. Qui si ripercorrono strade che, fisicamente, ci guidano alla scoperta dell’orto botanico, dell’Eremo, del laghetto con le carpe Koi, ma, in senso più ampio, riportano dentro se stessi: si ritrova il contatto con la parte più antica di noi, quella autentica che emerge, al riparo dal caos generale. Qui non contano i ruoli, ma chi siamo e il nostro modo di essere.

Questo posto è speciale perché è un “ritorno a casa”, lungo sentieri dell’anima. La scelta di un percorso dipende dalle nostre affinità e dal nostro sentire.

Il parco è un luogo molto vivo, varie le attività che organizzate …
Sono attività sia ludiche, sia sportive. Dai Buskers, ai Cosplay, tutti hanno una loro importanza e lasciano il segno. Le esperienze da vivere all’insegna del divertimento sono affiancate anche da attività per il benessere dello spirito, come lo Yoga, oppure la ginnastica dolce.

E poi, vogliamo parlare della famiglia?
Il parco dà una grande possibilità a genitori e figli: quella di riunirsi e potersi dedicare, ognuno, ad attività di intrattenimento, vivendo un’esperienza di gioia condivisa. Mentre i bambini giocano sull’erba, mamma e papà conversano oppure organizzano il pic-nic nelle aree predisposte, così ci si dedica gli uni agli altri. Il nonno può intrattenersi con i nipoti, lui, depositario di conoscenza e tradizione, qui, a contatto con la terra, può interagire con i più piccoli, in uno scambio costruttivo che non ha bisogno di cellulari o di aggiornamenti. Qui la vera app è quella del cuore. E poi tutti tornano a casa contenti e l’armonia viene ripristinata.


Molte le ricchezze al parco, tra flora e fauna …
Sotto il profilo botanico, portiamo avanti una approfondita e costante ricerca. Le più importanti aziende che producono erbacee ci contattano e ci cercano: siamo per loro un punto di riferimento. Riusciamo ad avere un’esposizione di tulipani che non esiste in altre parti del mondo. E poi esemplari come la grande quercia lasciano incantati.

Il Parco Giardino Sigurtà è un luogo in cui tutto si riporta al centro …
Al centro ci deve essere sempre la Persona. La felicità va ricercata dentro di sé. Oggi, il giovane, alla domanda: “Quanti amici hai? Sei felice?” risponde: “Sì, tantissimi, più di mille!”. Sono, ahimè, virtuali, in assenza totale di contatto umano. Scegliere il parco vuol dire anche ritagliarsi del tempo per depurarsi da tutto ciò che in questo mondo è in pieno disequilibrio di cui risentiamo gli effetti nocivi.

E poi, tra camminate e Yoga, molti sono gli eventi …
I nostri eventi hanno tutti un fine e uno scopo, sono scelti per rappresentare eventi storici, legati alla tradizione. Vintage garden, ad esempio, con le musiche anni ‘20 e ‘50, è un ritorno a quei valori, come al concetto che il pane non si butta, si ricicla in natura. E poi cito “Mille Miglia”, che riaccende quelle che amo definire “opere d’arte su quattro ruote”. “Halloween” è caratteristica in quanto ripropone la zucca, frutto di stagione e nel rispetto dei cicli naturali. Nel Giardino delle Piante Officinali vi sono quaranta piante dalle preziose proprietà terapeutiche, perché tutti possano comprendere che ci si può guarire e curare mangiando. Nella fattoria didattica, i bambini, possono vedere gli animali da cortile, come le galline, i tacchini, le caprette tibetane.

Tutto rimanda a un ritorno al nostro Essere. Dietro al grande Parco c’è una famiglia, la nostra, coadiuvata dall’impegno e dalla passione di ogni collaboratore. Se il nostro fine è il bello e il buono, il beneficio è per tutti.

Maria Cristina Caccia
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