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Windtex ha vinto la crisi e torna a correre!

Facciamo un viaggio a ritroso nel tempo e torniamo agli anni Settanta – Ottanta, quando Verona era uno dei poli più importanti, a livello nazionale, nella produzione di calzatura classica, uomo e donna: uno scenario completamente diverso da quello attuale. Noti marchi locali erano leader di mercato e l’intraprendenza aveva spazio per mettere a frutto nuove idee.

Quella che oggi conosciamo come Windtex Vagotex nacque proprio grazie a un’intuizione, come racconta l’attuale Direttore Generale, Elisabetta Gaspari: “Un agente di allora, Ferdinando Fiorio, abile commerciale nel settore calzaturiero, intuì che la produzione veronese avrebbe avuto bisogno di un’azienda di servizi locali specializzata nell’accoppiatura, lavorazione o finissaggio delle materie prime, pelle e tessuti destinati a dare forma alla scarpa”. E prosegue: “Fiorio riunì un gruppo eterogeneo di amici, clienti e produttori di calzature e li coinvolse nel suo progetto. Fecero un investimento procapite di 2.500.000 lire dando vita, a Vago di Lavagno, alla società Vagotex”. Questa intuizione ebbe da subito risposte concrete.

“Il bisogno del mercato era reale e la visione di Fiorio portò l’azienda a un successo dopo l’altro. Negli anni Novanta, la neocostituta Vagotex fece investimenti per l’acquisto di nuovi macchinari, indirizzando tempi e risorse anche a realtà affermate nell’abbigliamento sportivo”, sottolinea Elisabetta. La spinta all’innovazione era irrefrenabile. “I tecnici di produzione di allora sperimentarono e testarono una nuova membrana denominata Windtex, le cui caratteristiche di elasticità e adattabilità furono una vera svolta nel settore, attirando l’attenzione di produttori di abbigliamento per il ciclismo e lo sci”, spiega Elisabetta. Vagotex, grazie a Windtex raddoppiò il fatturato.

“Windtex fu l’emblema di un’ascesa esponenziale dell’azienda”, continua Elisabetta. “La sua estrema versatilità conquistò il mercato non solo locale, ma, soprattutto europeo e internazionale. Fu un cambiamento epocale”.

A volte, tra le pieghe dell’euforia, si insinuano distrazioni. “È stato fatto un errore”, ammette Elisabetta, “quello di non aver brevettato la membrana, mentre il marchio fu depositato. Così, a partire, dai primi anni 2000, quando la crisi del mondo calzaturiero era inesorabile, altre realtà iniziarono a copiare i processi di accoppiatura della membrana Windtex, cercando sbocchi alternativi”, commenta Elisabetta. “In quello stesso anno, l’azienda, modificò la ragione sociale in Windtex Vagotex. Di lì a poco, nel 2003, il fatturato registrò il suo picco massimo di 20 milioni di euro con 110 dipendenti all’attivo”, prosegue Elisabetta. L’andamento di un’impresa non è mai uguale a se stesso e, come spesso accade, la congiuntura economica muta e cambia polarità. “Negli anni successivi, dopo lo storico risultato, iniziò un periodo di discesa, mantenendo un assetto costante fino al 2005, quando il mercato della calzatura locale iniziò a cambiare nuovamente, con il fenomeno delle delocalizzazioni estere per ridurre i costi di produzione”, specifica Elisabetta.

“Nel 2007-2008, ci fu un tracollo importante: il fatturato scese a picco, dimezzandosi. Iniziammo ad attuare un piano di risparmio, a partire dall’accorpamento delle nostre sedi produttive nell’unica attuale nella zona industriale di Colognola ai Colli. Si doveva ripensare a un’azione di risalita oppure di chiusura. Dopo la presentazione del Bilancio 2009, la maggioranza dei soci, a parte due contrari, aveva deciso di portare i libri in tribunale”, racconta Elisabetta. “A questo punto uno di loro, socio di capitale dal 1996, che, nella fattispecie, era mio padre Giuseppe, decise di dare fiducia all’azienda. Lui, imprenditore di successo, aveva colto le potenzialità del prodotto: volle preservare il know-how acquisito e, soprattutto, mettere in salvo il posto di lavoro dei dipendenti. Riuscì a ottenere un finanziamento dalle banche: la sua visione imprenditoriale salvò l’azienda dal fallimento”, afferma con un sorriso Elisabetta. “A questo punto entro in scena io. Verso la fine del 2009, inizio 2010 mio padre mi propose di dare un contributo come consulente commerciale, portando la mia esperienza pluriennale nel settore della produzione e del confezionamento di prodotti di abbigliamento sportivo. L’azienda mi coinvolse così tanto che me ne innamorai”, ricorda Elisabetta. E continua: “Consolidai la mia presenza, fino a quando, sempre sotto la presidenza di Ferdinando Fiorio, ricreai una rete vendita e riportai il brand Windtex Vagotex all’interno dei padiglioni delle fiere più importanti, in Italia e all’estero. Assunsi, ben presto, la guida dell’azienda come Direttore Generale e, negli anni successivi, anche mia sorella Donatella entrò a far parte della squadra, occupandosi di Risorse Umane e contatto con i fornitori.

Non fu un percorso semplice. Tra il 2012 e il 2014, dovemmo ricorrere alla mobilità, che significò, per alcuni, il prepensionamento, per altri la ricerca di un nuovo posto di lavoro con il nostro aiuto e supporto. Cercammo di garantire sicurezza a più dipendenti possibili. Dopo diversi tavoli di discussione e un referendum interno a scrutinio segreto, trovammo accordi con i Sindacati, forti dell’appoggio di tutti, operai, impiegati, tecnici”, sottolinea Elisabetta. “Fortunatamente, rimanendo uniti e attuando piani di contenimento, siamo, oggi, un’azienda solida”, precisa Elisabetta. “Abbiamo rinforzato, con grande soddisfazione, la nostra compagine che è aumentata, dal 2015 a oggi, di quasi dieci unità, con nuovi collaboratori scelti tra i più giovani e gli ultracinquantenni, notoriamente le due fasce più deboli della società “che produce e ha un’occupazione stabile”.

E conclude: “Le aziende sono fatte di uomini. Lavorare con il cuore fa la differenza. I nostri giovani devono recuperare la voglia di guardare al futuro con fiducia, sapendo che il percorso non nasce dalla fine, ma inizia dai piccoli passi”.

Maria Cristina Caccia
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Scarica qui la versione integrale dell’articolo pubblicato sul quotidiano “L’Arena” il 6 gennaio 2019 per la rubrica “Imprenditori&Manager. Storie e testimonianze di persone e aziende