counter

17
Mar

Fare breccia nelle nostre mura

Co1383646415me ci sentiamo spesso? Più Cavalieri o regnanti? Guerrieri o sudditi?

Nella metafora del castello, ognuno di noi si può ritrovare: oggi possiamo sentirci sudditi e domani regnanti, e poi ancora guerrieri in battaglia a difendere la volontà del Re o, ancora, Cavalieri messaggeri che portano notizie di grandi cambiamenti.
Ciò che non cambia è cosa sta intorno al castello, le mura: sono alte, spesso, invalicabili. Ci sono ponti levatoi, ma non sempre sono utilizzati nel modo giusto e rimangono spesso chiusi, a difendere contro assalti esterni.
Le mura sono i nostri schemi sabotanti, le nostre resistenze, i filtri appresi che ci danno una visione unilaterale della realtà e non ci permettono di aprire il castello a nuovi “ospiti”.

Il castello è il nostro spazio all’interno del quale viviamo e crediamo che definisca i limiti del mondo, mentre là fuori il mondo si muove a una velocità che spesso non cogliamo. Il Re è il nostro SuperIo, che vuole essere difeso, non ammette alcuna detronizzazione, circondato da guerrieri sudditi pronti a combattere per il suo nome, le nostre Subpersonalità che in esso si alimentano: la rabbia, la vergogna, la paura, il senso di colpa, l’inerzia, sono ancelle che lo venerano.

Spesso siamo come tanti castelli isolati, chiusi, autoreferenziali e il più delle volte non ce ne rendiamo conto. Eppure siamo un mondo meravigliosamente complesso. Non limitiamoci alle mura che ci circondano, individuiamole e costruiamo una porta da cui uscire: troveremo un ponte tra noi e il mondo, in uno spazio di consapevolezza che ci rende liberi di essere e di agire.

Una volta accettata la consapevolezza che anche fra gli esseri più vicini continuano a esistere distanze infinite, si può evolvere una meravigliosa vita, fianco a fianco, se quegli esseri riescono ad amare questa distanza fra loro, che rende possibile a ciascuno dei due di vedere l’altro, nella sua interezza, stagliato contro il cielo.
(Rainer Maria Rilke)