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Giu

Il coaching, come un “campo di gioco”

Mi piace pensare al Coaching come ad un’azione di “gioco”.
Apparentemente due sono gli “atleti” coinvolti: il Coach e il Coachee.
Il primo, come la definizione stessa del vocabolo, è un “allenatore”, il secondo è un “allenando” ossia colui che segue il Coach e cerca di ricavare insegnamenti, orientamenti utili per “Migliorare” la propria “azione di gioco”.
In realtà ci sono molti “atleti” nel “campo” o area dove si svolge, fuor di metafora, la relazione di aiuto e sono le nostre SubPersonalità, i nostri schemi, le nostre personalità “rinnegate” e ben nascoste che influenzano il nostro comportamento, il nostro modo di pensare, il nostro agire. E allora il Coach ascolta, osserva, pone domande, agevola, non influenza, non dirige, non dà consigli. Aiuta a far emergere consapevolezze. Un’azione di gioco che può durare settimane e coinvolge spettatori curiosi, i nostri lati più celati, le nostre domande, i nostri dubbi, che stanno là, sugli spalti a guardare la partita, a sentire come giochiamo, ad osservare se commettiamo errori. formazione_21136531

E’ bello pensare che siamo sempre in azione e che possiamo”cambiare” tattica, possiamo provare a “giocare” in modo diverso, possiamo spostare il punto di osservazione e tirare un calcio d’angolo, puntare alla porta, cercare di segnare il proprio goal. Eh già, per questo servono passione, dedizione, impegno, costanza, allenamento.

Campioni di diventa, basta credere di potercela fare davvero.Si chiede aiuto, in certi momenti, si sta in silenzio, ci si ascolta. Si sceglie di “sedersi in panchina” se è necessario, ma da lì si vedono i profili del “campo” in modo differente. Chissà, possono aprirsi “Porte” e prospettive che, dal centro del “campo” non si riescono a vedere. Se scegli di correre, fallo con slancio. Fallo con il cuore. Incontra la tua modalità di giocare la tua partita. Sii vincente, anche se non diventi un vincitore. Ciò che conta è il modo in cui vivi ogni cosa, l’intensità che rimane e lascia il segno.