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Giu

Alla riscoperta della sensazione

Ogni giorno compiamo gesti che rientrano nelle cosiddette “abitudini”. Ci alziamo, facciamo colazione, ci prepariamo, andiamo al lavoro, accendiamo l’auto o camminiamo o saliamo in sella allo scooter, ognuno ha il proprio mezzo di trasporto che lo attende. Poi la giornata scorre, rientriamo, facciamo uno spuntino, e poi il momento della cena e a nanna. Un ciclo più o meno costante. Forse non per tutti, ma per la maggior parte di noi i ritmi del tempo quotidiano sono scanditi da doveri. La mente è la protagonista di questo spazio-tempo: pensiamo, ci ricordiamo, ci riflettiamo, facciamo calcoli, rispondiamo alle mail, ci poniamo dubbi, cerchiamo risposte. La mente imperversa. Tagliamo un pezzo di carne o mangiamo dei pomodorini conditi e pensiamo alla telefonata che ancora non arriva oppure al messaggio che è rimasto senza risposta, accidenti, chissà poi perché? E, mentre, ingurgitiamo un po’ di pane, ci diamo delle spiegazioni ipotetiche sul come mai lui o lei non si è proprio fatto sentire, utilizzando il tempo della pausa lavorativa, ad esempio, per nutrire più che il corpo, la mente, il rimuginio, il pensiero costantemente attivo.

Non abbiamo mai prestato attecaffe-e-giornale_261215nzione a quello che stavamo mangiando? Al gusto, all’odore, alla consistenza? Ci sono sensazioni che perdiamo di vista costantemente, riposte in un angolo dove le funzioni sensoriali sembrano scontate. Non lo sono. Riscoprire se stessi significa riattivare la consapevolezza di ciò che siamo anche attraverso ciò che scegliamo come alimentazione, come energia per muoverci, pensare, vivere. Riassaporare il gusto, soffermarsi a percepire un odore, anche quello della propria pelle, di sé, porta ad avvicinare l’attenzione a se stessi, come esseri dotati di capacità di sentire, di accogliere, di gustare, di rifiutare, di scegliere. Riscopriamo il valore delle sensazioni, incominciamo a vivere anche in modalità sensoriale: appena nati abbiamo scoperto il mondo attraverso i sensi, non avevamo ancora l’uso della parola, ma il tatto, anzi, prima ancora, l’olfatto, il senso più ancestrale, ci ha guidati alla sopravvivenza. Ripartiamo da lì per entrare più in empatia con noi stessi.