20
Dic

Dieta emozionale

Ci si guarda allo specchio e capita di dire a se stessi: “Non ci siamo. Ti devi rimettere in forma. Sei ingrassato/a, guarda che pancetta, insomma da domani attività fisica e dieta ferrea”.

Subito il pensiero va alla parola “sacrificio”, condita con il termine impronunciabile, a volte, “rinuncia”. Che fatica imporsi l’astensione da una fetta di torta oppure da un succulento piatto di spaghetti condito con ogni ben di Dio o dalla pizza settimanale. Come resistere alle tentazioni? Ci si impegna e si prova a scrivere un proprio piano alimentare.

E qualcuno dirà: “E se rinunciassi alla dieta e mi gustassiaccendiamo il colore quello che più desidero?” Avrebbe comunque “ragione” per il suo modo di percepirsi e di “sentirsi”, se ciò non arreca malessere fisico. La nostra salute sempre in prima fila, la dobbiamo difendere. Così a ciascuno la propria scelta, che deve andare sempre in direzione di un benessere, più che di forme esterne di approvazione, perché se stiamo bene “dentro i nostri panni”, il mondo fuori se ne accorge e sta bene con noi, sia magri o diversamente “magri”, non importa. Parte tutto sempre da noi.

Ma qui non parlo di cibo. No. Parlo di “emozioni” e lancio una provocazione: perché non “metterci a dieta emozionale?”. Attenzione non si tratta di diventare sensibili e non provare più nulla. No, non significa “snelliamo a più non posso il nostro più profondo sentire”. Ci mancherebbe, quello, semmai, va potenziato! Si tratta di astenersi da emozioni negative, da pensieri sabotanti e di ostacolo alla nostra crescita personale, spirituale e quotidiana, visibile e concretamente presente nel nostro modo d’essere. Allora, proviamo a fare una lista delle emozioni che ci fanno stare male e che ci capita di provare, ad esempio:

– ansia
– gelosia
– rabbia
– angoscia
– invidia
– intolleranza
– fastidio
– irritazione
– tristezza

Bene. Fare una dieta emozionale significa seguire un “regime emozionale” più corretto, cercando di dosare ogni “emozione”, anche quella negativa perché fa parte di noi, ma segnalando noi stessi quali riteniamo possano essere i punti “dolenti” in cui incappiamo, dentro la metafora del cibo potrebbero essere “i piatti ricchi di grassi che fanno male” oppure “quelli che ci sono indigesti”, ecc. Proviamo a  dosare un po’ tutto e assumiamo dosi più massicce di accettazione, ascolto, autostima, attenzione, ricerca, cambiamento, umiltà, curiosità, creatività: inserendo questi elementi nella nostra dieta emozionale quotidiana, eviteremo congestioni o mal digestioni, e, probabilmente, ci sentiremo più proattivi e carichi di volontà e voglia di fare.

Una tabella quotidiana o settimanale, incominciamo per gradi, su cui riflettere e su cui misurare anche piccoli cambiamenti nel nostro mondo relazionale, in primis con noi stessi, e poi con gli altri. Ci si deve dare del tempo, ci vuole pazienza, non si “dimagrisce” i un sol colpo, ma ci vuole costanza. Ci vuole volontà!

(mcc)