18
Feb

Ecologia della relazione

In una relazione di Coaching è importante “fare pulizia” delle proprie emozioni e dei propri “schemi”.
Il “campo” tra Coach e Coachee dev’essere “sgombro”, come si dice, da influenze propriocettive per non influenzare il cliente.
La prima persona che deve lavorare su se stessa in modo costante è il Coach: il meccanismo delle proiezioni è attivo nelle nostre interazioni con l’altro e non si disattiva in un “colloquio di coaching”, pertanto è necessario esserne consapevoli e fare in modo che l’unico vero protagonista del confronto sia “la persona unica interessata dei fatti” ossia il Coachee.

Si favorisce una “ecologia della relazione” all’interno di una comunicazione autentica, scevra da sovrastrutture, “pulita”, neutra.
Colui che “ci sta di fronte” deve sentirsi liberamente ascoltato e liberamente in grado di essere o non essere, di dire e non dire, di scegliere il silenzio e di non essere giudicato, osservato, interpretato.

Non si interpreta in u1441359_10151698334042063_1011906797_nna relazione di Coaching, si ascolta e si dà la parola all’interiorità.

Ci si deve innamorare di questa professione, ci si deve far l’amore in tutti i sensi, sentendo dentro la passione di esserci per l’altro e non la conferma egoica di “essere stati bravi”.

Si cresce sul campo, ci si rigenera ogni volta.

  “In ogni organismo, Uomo compreso, c’è un flusso costante teso alla realizzazione costruttiva delle sue possibilità intrinseche, una tendenza naturale alla crescita”. (Carl Rogers)