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Feb

L’autostima, quella “strana sensazione di …”

AutostGreen Road Sign - Believe in yourself!ima: quante volte la sentiamo nominare. Quanti manuali, link, appunti si leggono sulla fatidica “signora” che ci fa sentire “bene con noi stessi”. Che rapporto abbiamo con la nostra “stima”? O, meglio, come ci percepiamo?

Lo psicologo William James (1905) distingueva tre principali categorie conoscitive di Sé. Il Me materiale, l’insieme di ciò che possediamo, le persone che ci sono care, i nostri hobbies, ecc.; il Me sociale, composto dalla concezione di Sé sviluppata in relazione agli altri e all’interno dei diversi ruoli sociali ricoperti, ognuno con una propria caratteristica “propriocettiva”. E, infine, il Me spirituale, l’idea di Sé, i valori, i desideri, la propria Vision di vita. Interessante ritrovare questa triade della cosiddetta “immagine dell’Io”, quella che ci costruiamo a seguito dell’esperienza, dai primi anni di vita, fino al quotidiano presente, in cui continuamente inscriviamo parti di noi nelle circostanze in cui ci troviamo e in cui ci identifichiamo in modopiù o meno coerente con ciò che siamo, il nostro “Io reale”.

Maggiore è la lontananza tra un Io reale e un Io ideale, maggiore è la frustrazione avvertita a livello profondo che ci fa provare una sorta di insoddisfazione costante e ci fa sentire inadeguati. Anche il rapporto tra un Io reale e le risposte dell’ambiente possono essere incongruenti e scatenare sensazioni di avvilimento.

Una parola magica per incontrare sempre più da vicino una immagine di se stessi con cui colloquiare? Consapevolezza. Semplice, no? Non così come sembra, perché per vivere consapevolmente si deve accettare di “lavorare con molte parti di noi”, di conoscersi più a fondo e di non darsi più per scontati, come motori avviati che, a volte, perdono il senso dell’orientamento.

Come ci vediamo? Siamo un tipo-successo oppure un tipo-fallimento? Le nostre radici raccontano moltissime cose di noi, il nostro passato ci ha inseriti in una cornice che abbiamo la possibilità di comprendere, con volontà di mettersi in gioco e di osservarsi ogni giorno con attenzione. La stima di Sé prende vigore dai nostri piccoli successi quotidiani, dai ricordi di quando ce l’abbiamo fatta, dai grandi eventi che ci hanno visti protagonisti: attingere da essi è una delle prime modalità in nostro possesso per alimentare una visione positiva di noi stessi.

Quando ci renderemo conto che siamo “dei piccoli, grandi miracoli”? Tutto deve partire da noi.

Amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura tutta le vita.
(Oscar Wilde)