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26
Mar

Un senso di me…

“E558815_499594040080757_1101942578_nppure sentire … un senso di te”, sensuale, bella la canzone di Elisa. Per un attimo ferma l’immagine su un cambio di scenario che diventa “Eppure sentire … un senso di me”. Quante volte ti fermi ad ascoltare il tuo corpo, le tue sensazioni rispetto ai pensieri che ti attraversano in quel preciso istante? “Non ho tempo”, mi dirai. Certo, non è sempre facile, nella frenesia di un tempo coniugato ai “social time”, ritagliarsi uno spazio per sé, eppure lasciami dire che è vitale.

Il nostro corpo ha moltissime cose da dirci. Il nostro linguaggio non lo annovera se non per dire “mi fa male qui”, “mi addolora da questa parte” oppure “che pancia, devo dimagrire”. Ci sono “dolori” e “pance” ben più spessi in noi: i primi sono quelli che non abbiamo il coraggio di urlare, che se ne stanno lì, bloccati quasi per non fare del male a nessuno, per non essere di intralcio; le seconde, sono “aree affamate”, contrariamente a quello che potresti pensare. Sono “gonfie perché sono vuote” attendono nutrimento, quello emozionale, aspettano il “giusto pasto” che aspettiamo sempre dagli altri.

Siamo noi a doverci prendere cura di noi stessi, in primissima istanza. Certo abbiamo bisogno di chi ci ama, di una persona amica, ma il corpo è in noi e sta sempre con noi, ci segue nelle nostre follie, nei nostri “No” e nei nostri “Forse, chissà” e, in questo dubbioso incedere, si appesantisce.

Avere un senso di sé implica abbracciare tutto quello che siamo e aprirci a una dimensione di maggiore sintonia somatosensoriale, perché ciò che pensiamo, sentiamo, sperimentiamo, diventa, poi, ciò che siamo.

 

Ogni persona è un’isola in se stessa, e lo è in un senso molto reale, e può gettare dei ponti verso le altre isole solamente se vuole ed è in grado di essere se stessa.
(Carl Rogers)